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__[[ D R I E D F
L O W E R S ]]__
[crepuscolaria]
amo il dio che presiede a questi sottili mutamenti.
[timeless. endless]
dio dell'aria cinerea nella quale nuoto.
sono impietosamente consapevole di essere destinata alla più
imperitura duplicità.
sulla scena, povera bambola di sangue e nervi si rende ragione
della propria inconsistenza.
[e si propone di diventare perfetta creatura umana]
attendo che l'equilibrio dinamico si trasformi in equilibrio
stabile. attendo. sospensione degli eventi. placido mutare sotto
[l'apparente] staticità morbosa di queste giornate.
[postludium]
stato d'animo contemplativo che conferisce aria di gravità
adatta alle circostanze. onde visive mi investono. non è luce,
non è niente. grottesca, la mia figura le rimanda indietro.
disperato attacco. rabbioso tentativo. inutile.
cedere. cedere. resistere. cedere, cedere, cedere al mio
imprescindibile bisogno di adorazione. e non è ancora
abbastanza. il dolore e il bisogno non sono ancora abbastanza.
[running one]
celeste, azzurro. nero viola. normalità distruttiva.
fumo in circospette nuvole grigie. avvolgono, corrompono,
dilatano prospettive angolari, intorpidiscono. in striature di
funerea porpora.
farmi violare e amare e allontanare.
[e aver paura dei ritorni]
lotto tra il sentirmi un niente e la percezione che non ci sia
nulla migliore di me.
[stelle sorgive]
siamo due prospettive che si contraggono nel toccarsi. siamo
il luogo d'incontro delle cose più dissimili.
sento il desiderio che spezza il ritorno.
desidero il possesso di lui e di me in lui.
desidero respirare la pelle e i sensi. i suoi.
voglio farmi teatro di tutto ciò che si può avere.
e voglio stringerlo tra le dita.
tutto. tutto quello che si può avere.
e se ripenso a me e lui in questi anni, mi viene in mente
l'immagine di fogli su cui siano passate le fiamme. sono rimasti
solo frammenti torturanti.
ma è così, ora, che mi sento viva.
[implosione]
passato e vinto. non troppo lontano, tuttavia.
sento odore di terra portato da un vento leggero. celebro la mia
assenza e il mio ritorno a luoghi vissuti da sempre.
non riesco a scrivere d'altri che di me stessa.
il mio ego implode.
[to be. OR NOT]
lento dissolvimento degli elementi che mi compongono.
[En Hiver]
sei stato. in ogni senso. il mio dio delle porte chiuse
dietro di me. il finale c'è sempre stato. quello che è mancato è
stata la frase di inizio. le avrei trovate io, le parole, se non
mi fossi ritrovata incapace di pronunciarle.
e faccio festa per coprire il silenzio.
[Altro Quando]
sono il prodotto puro e riuscito del volermi altro da me.
ostracismi sentimentali. non provo niente mentre ascolto respiri
in una stanza dal soffitto ligneo e basso. valuto il mio corpo
che esiste e vive al di là del mio non-pensare-a-nulla. e
guardare altrove. e percepire aborti di vibrazioni.
sono la paralisi dell'attesa che tutto crolli.
oggi torno ad essere una brava bambina dall'anima graffiata al
di sopra di ogni sospetto.
[x] guardami e amami. ma non con il possesso. non sono un
pezzo di ricambio della tua macchina pagato a caro prezzo. sono
una donna. una monade di intricate contraddizioni. e tu. tu non
conosci il sapore del mio sangue. mi hai solo scalfita. a
ferirmi ho provveduto da sola.
[x] sciolgo pensieri incerti nel rumore dell'acqua.
scivolano via, cose inutili portate lontano. rumori rauchi e
stridenti che si spengono in lontananza. non rimane niente. oggi
voglio avere forma di donna, mentre disperdo gli ultimi residui
della notte che non è diventata giorno.
[x] voglio provare tutto e conservare il meglio. fino ad
ora mi sembra di aver vissuto, invece, provando il meno
possibile e tenendomi la prima cosa che capitasse.
[x] oggi tutto mi sembra logoro e vecchio. ogni parola mi
sembra esca dalle labbra già polverosa.
mi sento come una bambina che va a teatro aspettandosi di vedere
magie e meraviglie e invece vi trova solo cattivi attori
imbrattati di cerone.
[x] oggi mi definisco per sottrazione. in negativo,
invertendo i colori. quello che è bianco diventa nero. quello
che è nero sfuma in grigio. non ho altro modo di sottrarmi
all'effetto disorientante della realtà se non quello di
attaccarmi agli oggetti della mia piccola bottega degli orrori
quotidiani.
[x] pensieri sconnessi in caotico viola. sono l'unica
immagine sfocata in una fotografia limpida.
[x] mi vuoi trasparente. cammino sul filo del tuo profilo
senza fare rumore. cercando di essere presente nella mia
irrimediabile assenza. e trasparente pur avendo una pelle e un
corpo. abbiamo trovato un equilibrio. precario come tutto quello
che abbiamo costruito. sbiadito. mi vuoi trasparente ma
consistente. un'immagine sfocata dai contorni definiti. contorni
forti a delimitare il mio caos. ma per stasera, almeno per
stasera, dondoliamo tra i bordi di un bicchiere di prosecco e
tra le mie labbra e le tue labbra che li sfiorano.
[x] è tutto così onirico e grottesco e poetico e
delirante. e piano piano nuoto nell'aria densa di tutto quello
che non ho.
[September in Flames]
sono mille
danzanti aporie.
mani a coprire il viso.
senza lacrime la mia agonia.
asciutta e arida resistenza alla morte
dentro.
nell'attesa di diventare qualcosa
bacio notturni cieli
e ancora
e ancora.
mucchio di ossa sconnesse
che si muovono verso una non meta
ricoperte di carne
e pelle
e sensi.
[x] vedo le persone muoversi attraverso i vetri della mia
auto. sono goffi ballerini di valzer che volteggiano
sull'asfalto dei marciapiedi. hanno una loro poetica tristezza.
spogliate delle loro intenzioni, rivestite con le mie fantasie
distorte che ne fanno Ballerini Tristi di Valzer.
pioggia sui vetri mentre stringo la mia personale certezza di
non appartenere a nessuno.
vago odore di cera dispersa nell’aria. sono una bambina
innocente. sono una stupida bambina innocente.
ho appoggiato l'orecchio sul petto di R. per sentire il suo
cuore. e la punta di un dito per illudermi di sfiorarlo.
e io sono un personaggio senza trama.
guardo senza pensieri precisi una luna quasi piena in agonia
dentro un alone verde. i pochi pensieri che mi sfiorano sono
dello stesso colore di quel confuso alone.
ho dentro gli occhi l'immagine di un albero spoglio che stende
tetri rami su un cielo perverso di bianco lapidale. faccio
fatica ad entrare nei miei stessi occhi.
strada bagnata che riflette la mia immagine distorta. specchio
scheggiato e illusorio. colori innaturali intorno. il bianco di
una neve che non è mai caduta. verde di foglie mai nate.
qualche ricordo. passato e futuro, presente imperfetto. fatto di
angoli di occhi truccati e capelli davanti al viso e pioggia sui
finestrini della mia macchina e brindisi al nulla che abbiamo
raggiunto e un fiocco di cartapesta su un pacco regalo e labbra
imbronciate.
[x] /Another Day/ voglio entrare nei pensieri di qualcuno
e incenerirli.
[x] quasi le due. sono rannicchiata nel mio bozzolo di
ragnatele. fumo un'altra sigaretta.
[x] ..e di una mano tra i capelli. alzarmi in punta di
piedi a baciare qualcuno. accostare labbra e pelle a qualcosa di
vero.
[corrosion]
i n c a n t e v o l e inganno
voglio donarti.
precipito in un karma sbagliato
quando la notte mostra la sua faccia migliore
e crudeli muse
ispirano ai miei sensi alterati
versi infernali
e immagini che si contorcono in grottesche forme.
l'odore della decomposizione
di un fiore tra le pagine del mio libro di poesie.
e soffia imperturbabile
e leggera
l'Imperitura Insoddisfazione.
ali di farfalle notturne.
ingannatrice di strazianti e straziati silenzi.
[x] involucro che non ho chiesto. che non è quello che
vorrei. le immagini della città si liquefanno nella pioggia che
persiste da tre giorni. a volte mi sento l'unica cosa reale. a
volte l'unica inesistente. un'inesistente proiezione mentale di
un artista poco ispirato.
[x] Lapidi di pensiero.
Lapidi di pensiero.
Lapidi di pensiero.
CARNE NELLA CARNE.
SANGUE NEL SANGUE.
LUSSURIA NELLA LUSSURIA.
l'assenza di qualcosa non vuol dire il suo contrario.
l'assenza di pensieri non vuol dire non pensare.
[x] oggi sono una bamboletta di cera. una bamboletta con
un vestito di velluto nero.
[x] so di latte d'avena. mi sento il coniglio dentro al
cilindro. compaio e sparisco in un'illusione. adesso il
prestigiatore ha deciso di farmi comparire.
ogni giorno una ferita. ogni notte la ferita si rimargina.
voglio sentire la mia bocca bruciare e le labbra aprirsi e le
braccia distendersi e gli occhi dilatarsi.
[x] [lettera] Non c'è stata la sorpresa di un
riconoscimento. non mi sono sentita raggelare quelle prime
volte. quel gelo della follia, della dannazione, dell'estasi. la
porta era spalancata. era noia e solitudine, la mia. sei
entrato. hai richiuso la porta dietro di te. hai gettato alle
fiamme quella chiave rosso sangue. all'interno c'era una stanza
quasi vuota che sei stato abile ad arredare subito. sistemando
sulle mensole le tue cose. sei scivolato dentro di me con la
facilità dell'acqua su una pietra liscia. corrosa dal tempo. dal
buio. hai cercato in ogni angolo impronte di altri e le hai
cancellate. una struggente forza mi si è insinuata nelle
viscere. subito. mi hai dipinta. pennellate forti e decise.
violente. non te ne faccio una colpa. sono stata io a stendermi
davanti a te come una tela che avesse rinunciato al suo passato
e lo avesse dato alle fiamme. per te. le pennellate sono presto
diventate marchi a fuoco sulla mia pelle, recanti il tuo
sigillo. mi sono lasciata marchiare. cera colata lungo il corpo.
prima che si fosse raffreddata, aveva preso la forma di
labirintici cunicoli che conducevano a null'altro se non a te.
incedevo tra quei sentieri di spine cercando la via giusta. ogni
volta un vicolo cieco. ogni volta dovevo tornare indietro. ogni
volta battevo i pugni contro quelle pareti di roccia che si
facevano sempre più insormontabili. senza mai arrivare. mai.
ancora, e ancora, e ancora. mentre sostituivi il tuo sangue al
mio nelle mie vene confuse. da qualche parte il fioco luccichio
della tua anima mi aspettava. ma non lo trovavo. e ogni volta il
mio viaggio doveva ricominciare da capo. un torbido e greve
senso di impotenza. ogni giorno sotto una coltre di buio. eri
lì, ma non con me. eri con me, ma mai per me. ogni giorno
speravo di catturare un frammento che restituisse alla mia vita
spezzata qualcosa di te. fuggevoli inganni. solo foglie
morte spazzate via dal vento. ogni mio giorno era marchiato
dalla tua futura assenza. una lunga sequenza grigia e sbiadita
di morti quotidiane. eppure, il calore delle tue mani era per me
tutto il fuoco della terra e del sole. ogni volta che
si posavano sulla mia pelle inaridita dal gelo le ridavano un
soffio di vita. per un fuggevole attimo. per una notte. e
ancora, e ancora, e ancora. e quando le tue mani lasciavano la
mia pelle, io restavo lì sulla punta delle tue dita. sui tuoi
sensi. prima di tornare nell'abisso che io stessa mi ero
scavata. per non pensare. mai. più.
la benda di oblio è scesa dai miei occhi. torno a vedere. te e
me. entrambi in un abisso, ma in due abissi diversi. sulla tua
faccia rileggo quello che sono stata capace di essere. uno
specchio in cui si è raggelata per sempre l'immagine di me. uno
specchio che non farà sfiorire quell'immagine, ora che hai
scoperto di volerla conservare. impigliata nelle ragnatele, nei
ricordi, nei residui di quella cera bollente che mi è scivolata
tante volte sul corpo. continuerò ad esserci. io sconterò la mia
pena. tu la tua.
[x] una vita senza palpiti a riempire lo spazio. sfatto
odore di cera e di incenso. una segreta, paziente attesa. e do
un altro corso ai miei pensieri.
[x] non riesco a far altro se non vedermi come al solito
nella penombra di questa stanza. a scorgere qualche sprazzo di
vita di tanto in tanto. come attraverso l'arco di un portone.
come se in questa casa abitassi da secoli. sempre con la stessa
età. sempre con la stessa faccia.
la vita triste e scura che si annida in questa casa ha il potere
di ammutolire i miei pensieri. il mio palazzo è popolato da
fantasmi che credono di essere ancora vivi. o sono vivi ma hanno
assunto ormai la forma di anime che vagano per i corridoi e le
scale e i pianerottoli. il cancello di questo palazzo è una
bocca d'ottone spalancata che vomita e ingoia gente fatta di
pezzi messi insieme a casaccio.
[x] I'll Eat Your Heart. dolorosa aspettativa. non penso.
a nulla. mi piacerebbe almeno esplodere in una rabbia
distruttiva.
quello che mi è successo prima di 5 anni fa sembra appartenere
ad un'altra vita. ero io, cerco di convincermene. ero un'altra
me. un burattino. adesso sono un burattino con un'altra faccia.
[x] stanotte ho sognato una casa con un giardino in
inverno. un treno che porta in un altro posto lontano da questo
posto, lontano da tutti i posti. non troverò mai quella casa con
quel giardino e nessun treno mi porterà dove mi avrebbe portato
il treno del sogno.
[x] gli anelli di fumo escono dalla mia bocca e danzano
davanti a me, innocentemente spettrali. alcuni mi sorridono,
altri se ne vanno voltandomi le spalle. spirali di nonsenso,
testimoni di una breve vita che sfuma in toni di grigio.
[x] strani giorni, continuo a dire. passano sottovoce, ma
posso sentire la loro eco mentre si allontanano. scivolano
frusciando come perline infilate in un cordoncino di seta.
[x] mi sento ancora tra parentesi. come un lago in una notte
senza luna. riflette il buio.
[x] oggi mi sento un piccolo frammento di qualcosa.
non colore, grigio scuro, indefinito. quando cerchi di
ricordare, l'unica immagine che torna davanti agli occhi è
qualcosa di talmente sfocato da perdere subito i contorni.
periodo così. nè bello nè brutto. sospeso. inesistente. attesa.
[x] desiderio misto a incurante distrazione, assente ogni
rimorso, si svuota la clessidra fatale. Adieu..
[x] vorrei che qualcuno o qualcosa mi impedisca di pensare.
vorrei alzare il calice e brindare a me stessa. solo a me. da
sola.
[x] avere sempre, costantemente la sensazione che
qualcosa manchi irrimediabilmente. ipercritica. introspettiva,
troppo. irrimediabilmente riflessiva. poco slancio, a meno che
non sia finalizzato a qualcosa.
constatazione. nè passiva nè rassegnata. e niente aspettative.
mi sento frantumata. debole fuoco. fioca luce.
le quattro pareti si stringono fino a chiudersi sull'unica
spettatrice-attrice della scena. zoom sugli occhi. inquadratura
dall'alto di quel che resta. niente.
vorrei stare lì a guardare il quarto di luna spuntare dai merli
della torre. la mia immagine di fanciulla sognante stona con
quello che mi sta attorno, con il grigiore lugubre e spoglio
della torre della morte e della follia. ma io resto lì,
attendendo colui che sta suonando il violino per me. contro
tutti i percorsi ordinati della ragione.
[x] mi piacerebbe ballare al suono dell'acqua, con il
volto coperto da un velo, con in mano uno specchio. girandolo
verso di me ammirerei la mia bellezza nascosta, girandolo verso
l'esterno ucciderei coloro che osassero riflettersi nel mio
specchio.
[x] mi vedo mentre leggo le poesie crepuscolari. il poeta
che declama l'ineluttabilità della morte. disteso, all'ombra di
un albero, con le mani dietro la nuca, sente il proprio teschio,
quello che c'è sotto la carne e la pelle e il sangue, quello
che, alla fine, rimarrà, come ultima cosa prima della polvere.
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